Sei un musicista? Bene. Sai qual è la tua utilità?

Questo post è il punto di vista di un musicista che parla a un giovane con il sogno di diventare un professionista della musica. Dopo più di 35 anni della mia vita dedicati alla musica in tutte le sue possibili sfaccettature (insegnante, compositore, turnista, fonico, musicologo…), ritengo di avere alcune idee chiare su quelle che sono le possibilità di vivere di musica in Italia.

Post utilità del musicistaIn tutto questo tempo ho cercato di migliorare la posizione, la qualità, la facilità di accesso e di apprendimento della musica, partendo dall’idea che tutto quello che riuscivo a trovare di buono e utile per me poteva essere trasmesso agli altri. Che si trattasse di vantaggi tecnici sullo strumento, fregature subite o evitate, occasioni di elevare la bassa opinione da parte dei non musicisti. Ho sempre cercato e tuttora cerco di trasmettere queste esperienze, per posizionare la categoria del musicista nel ruolo che storicamente ha avuto in passato. Un vero professionista super preparato, che tratta la sua materia con lo stesso rigore con cui un medico o un avvocato tratta la propria (intendo i migliori medici e avvocati!!).

In pratica, stringendo al massimo, si può dire che esistono solo tre contenitori per inquadrare tutti coloro che suonano e fanno musica. Indipendentemente dal livello qualitativo di cui è inutile parlare (chi può accettare di essere etichettato come musicista di qualità scarsa?), chi suona appartiene a tre categorie:

  1. Chi suona e riesce a vivere con i soldi che incassa dalle esibizioni
  2. Chi insegna musica e riesce a vivere con i soldi che incassa dalle lezioni
  3. Chi suona e/o insegna e non è interessato a vivere con i soldi che incassa dalle esibizioni e/o lezioni

Le prime due categorie sono spesso unite, mentre chiaramente la terza è la categoria più anomala. Anomala perché si pone nello stesso mercato delle prime due, ma non gioca seguendo le regole del mercato.

Chi fa concerti o dà lezioni senza la necessità di ricavarne il denaro per vivere può fare tutto semplicemente per “l’onore”, il diletto, la soddisfazione personale… Quando sarà il momento di farsi pagare, dopo il concerto o la lezione, non avrà reale necessità di quei soldi perché vive con quello che guadagna facendo un altro mestiere!

La domanda che bisognerebbe farsi è: Se il musicista che lo fa per hobby (quello della categoria 3) ha dei risultati musicali uguali a chi vi si dedica tutto il giorno e tutti i giorni (quello delle categorie 1 e 2), perché dovrebbe esistere il musicista di professione?

Le risposte a favore di chi ritiene che il musicista di professione non serve a niente possono essere tante, ad esempio:

  1. In fondo chi suona per diletto ha le stesse conoscenze di chi suona per mestiere, visto che la maggior parte della musica che si suona e si ascolta è di livello hobbistico
  2. Forse i professionisti si fanno “il viaggio” di essere più preparati ma alla fine sono solo dei grandi fancazzisti…

Chi afferma queste teorie ha effettivamente una buona parte della ragione. Allo stesso tempo, si potrebbe dire che solo un ascoltatore superficiale e privo di capacità di ascolto si lascia confondere nel giudizio. Un vero professionista che dedica tempo, energie e investe anche denaro nella sua preparazione avrà sempre una resa superiore tecnicamente ed emotivamente, almeno per un pubblico mediamente preparato o più evoluto.

La risposta che io considero più efficace è che indipendentemente dalla categoria di appartenenza, il musicista deve avere una preparazione continuamente aggiornata, una serietà, un’etica, un orgoglio di appartenenza nel fare musica che gli permetta di sentirsi qualcuno che aggiunge qualcosa di utile e buono al mondo.

Se veramente nel tuo intimo suoni, insegni, componi con la massima onestà, il massimo impegno, la massima genuinità,

 stai facendo del bene alla musica e di conseguenza a tutti.

La buona musica produce un mondo migliore, indipendentemente dal genere, stile, gusto, tiramento di pancia.

La soluzione è chiara: se vuoi fare il musicista a qualsiasi livello e sentirti a posto, scava dentro di te e chiediti se quello che suoni, studi o insegni sta migliorando o migliorerà la situazione musicale in cui operi.

Di sicuro se ti dai da fare solo perché un giorno speri di diventare ricco, famoso e attraente,

è meglio che punti ad altro

Se sei interessato a trovare e comunicare un modo per migliorare il mondo attorno a te, allora la musica potrebbe esserlo. Ma non risparmiarti in energie e impegno per migliorarti continuamente.

Dopo oltre 35 anni di vita dedicati alla musica, ogni mattina non vedo l’ora di ricominciare a praticare, a comporre, a studiare le biografie dei miei idoli, a sperimentare nuove tecnologie… per fare musica nuova e utile.

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4 commenti

  1. Ciao!
    Ho letto il tuo articolo ed è molto interessante.
    Sono in una fase della mia vita molto particolare. Ho 26 anni e suono da quando ne avevo 18. Contemporaneamente mi sono laureato e, adesso che ho finito, sto pensando di intraprendere definitivamente la carriera musicale.
    Il dubbio maggiore che mi assale è: come faccio a vivere di musica in Italia? Girando per i locali e suonando, il massimo della paga va dai 20 ai 50 euro a persona (se consideriamo una band di 4 persone, il pagamento totale per band di solito si aggira dai 150 ai 300 euro se tutto va bene).
    Ho composto un disco con la mia band ma, a parte gli amici, nessuno se l’è filato, forse perché fa cagare o forse perché non si comprano più dischi. Questo non lo so.
    Dall’esperienza che ho avuto fino ad ora, per vivere io ho bisogno necessariamente anzitutto di un lavoro che mi permetta di fare musica senza pensare a guadagnare.
    Ma tu hai dei suggerimenti su come io possa guadagnare con la musica facendo, semplicemente, ciò che mi piace?
    Ti ringrazio per la risposta 😉

    • La domanda che mi fai è la più complessa che si possa fare a un musicista, contemporaneamente la più facile.
      Complessa perchè dirti cosa fare dipende da una valanga di fattori: Che strumento suoni? Come suoni? Quanto sei preparato? (queste due non sono la stessa cosa!!) Che studi musicali hai fatto? Quanto conosci veramente l’ambiente muiscale italiano? Dove vuoi lavorare? Che tipo di carattere hai?…. Tutte domande a cui cerco di rispondere ai ragazzi che come te vogliono passare al mestiere della musica e frequentano i miei corsi.
      In pratica da qui non posso darti una risposta chiara e spendibile per il tuo futuro ora.
      Allo stesso tempo posso farti una domanda (e dirti la mia risposta) che a suo tempo (diciamo…più 32 anni fa) mi sono fatto e la cui risposta per me è ancora validissima.
      Domanda: è più importante nella tua vita la sicurezza o la libertà?
      Premesso che in questo mondo terreno non è possibile avere le due cose insieme.
      Decidi tu e dalla risposta avrai la soluzione peer i tuoi prossimi 80 anni!!!
      Risposta mia (che dissi allora e condivido ora): la sicurezza in questo mondo cìè solo per 3 cose:
      1. la morte,
      2. il debito pubblico.
      3. la testardaggine di un musicista che dopo 50 anni continua a vivere di musica.
      Per ora posso arrivare solo qui, ma se rileggi il tutto ti può aiutare.
      Ti auguro tanta felicità!
      tiziano

  2. Bellissimo articolo.La domanda alla fine, sicurezza o libertà, però può essere valida solo quando con le tue scelte non coinvolgi altre persone. Nel mio caso, che sceglierei la libertà, questa costerebbe tanto alla mia famiglia. Come si può pensare infatti di lasciare un lavoro sicuro alla mia età e dedicarsi esclusivamente alla musica? Un dilemma lacerante.grazie

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