Strumentista… o musicista?

Queste due parole sono usate spesso come sinonimo, ma io le ritengo piuttosto diverse. Non tanto per una questione terminologica, ma proprio per una differenza di approccio mentale.

Il musicista è la persona che ha un rapporto completo con la musica, mentre lo strumentista ha un rapporto con la musica vissuto attraverso il proprio strumento. Chiaramente qualsiasi musicista si esprime il più delle volte con uno strumento (che sia il basso, la chitarra o al limite il computer, il pianoforte o la direzione dell’orchestra), ma oltre a questo deve avere un’idea globale della musica, un’idea superiore alla semplice capacità di suonare il proprio strumento.

Lo strumentista è una persona che conosce il proprio strumento (ovviamente mi riferisco a strumentisti di livello!) e che applica sullo strumento la maggior parte delle conoscenze che ha, esprimendo emozioni o creando arte attraverso la propria “macchina”. Per questo tende ad ascoltare e valutare la musica sulla base del proprio strumento musicale, cosa interessante ma anche limitante perché lo porta spesso a trascurare gli altri strumenti che invece fanno parte della totalità del sound di un concerto o un disco, sviluppando una visione distorta di quello che deve essere l’effetto finale.

La differenza tra musicista e strumentista è fondamentale. Per come lo intendo io, il musicista (e non tutti i musicisti che si dicono tali lo sono veramente!) è una persona con una visione più allargata. Certo usa uno strumento specifico, ma con l’obiettivo di creare un discorso musicale più ampio e complesso, andando oltre le caratteristiche timbriche, armoniche, melodiche o ritmiche del proprio strumento. Ad esempio a me piace realizzare concerti per basso solo, ma con l’idea di cercare il più possibile di far capire al pubblico che dietro al mio strumento c’è un’altra sonorità oltre a quella che semplicemente si sente. È quello che io chiamo suono sottinteso, dove l’armonia e il ritmo spesso lasciano spazio alla melodia sola che si muove su uno strato accordale che è comunque presente, si avverte ma non si sente. Per questo uso l’intero registro, per superare i limiti delle sonorità del basso elettrico usato come semplice accompagnatore.

Chi non ha mai sentito parlare di questo tipo di lavoro potrebbe trovarlo strano… in realtà è un lavoro molto interessante ed efficace.

Mente aperta a tutti.

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